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L'appropriatezza nasce dall'accompagnamento: il mio contributo per Smarter Medicine

Smarter Medicine | Appropriatezza delle Cure | Visione Sanitaria

Ho letto con grande interesse l’articolo che inaugura la rubrica dedicata alla smarter medicine. È un approccio che ho avuto modo di conoscere tempo fa. Lavorando all’EOC, mi ero imbattuta in questa visione e ne avevo colto il significato profondo. Oggi, come infermiera consulente e case manager, mi confronto quotidianamente nella pratica e nell’accompagnamento delle persone. Condivido pienamente il messaggio centrale dell’articolo: una medicina più sobria non significa fare meno, ma intraprendere ciò che è appropriato, partendo dai reali bisogni di cura della persona. Qualità delle cure e qualità della vita sono, giustamente, due dimensioni inseparabili.


Accanto al tema del sovrautilizzo, emerge la difficoltà di orientamento delle persone all’interno del sistema sanitario, un aspetto che merita particolare attenzione. Molti pazienti, soprattutto quelli più fragili o soli, faticano a capire che cosa fare, quando farlo e con quali priorità. Non per mancanza di fiducia, ma per la complessità delle decisioni con cui si trovano confrontati.


In questo senso, il problema non è solo che facciamo troppo, ma che accompagniamo troppo poco. L’appropriatezza delle cure dipende in maniera imprescindibile dal tempo dedicato all’ascolto, alla valutazione condivisa e all’educazione sanitaria. Senza orientamento, anche le raccomandazioni più corrette rischiano di restare astratte.


I medici di famiglia restano il punto di riferimento centrale del processo. Tuttavia, le risorse di tempo e di sistema non sempre consentono un accompagnamento costante e approfondito. Non si tratta di una carenza professionale, bensì di una sfida strutturale che richiede maggiore collaborazione interdisciplinare e integrazione delle competenze.


Come evidenziato nell’articolo, saper rinunciare a un esame o a un trattamento non necessario è un atto di responsabilità; ma lo è altrettanto saper spiegare, orientare e restare accanto alla persona nel percorso di cura, affinché le decisioni siano davvero condivise e consapevoli. In questo quadro, il ruolo della politica è fondamentale: creare le condizioni affinché professionisti e pazienti possano costruire percorsi sostenibili, basati sulla fiducia e sulla qualità. Una sanità più sobria non è una sanità che toglie, ma è una sanità che sceglie meglio, mettendo la persona al centro.

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